I cinque pilastri della fede evangelica
Sola Scrittura, Solo Cristo, Sola Grazia, Sola Fede e Solo a Dio la gloria
L’autorità suprema della Parola di Dio (1Tim 3:16)
31 ottobre 1517
Il 31 ottobre del 1517 il monaco agostiniano Martin Lutero affisse nella cattedrale di Wittemberg le famose 95 tesi in cui denunciava il potere temporale del Papato, lo sfarzo della Chiesa Cattolica e dei suoi cardinali e la pratica della vendita delle indulgenze, attraverso le quali si prometteva la liberazione delle anime dal Purgatorio e dai cui proventi, in realtà, il Papa Leone X intendeva costruire la basilica di San Pietro in Roma e rendere ancora più sfarzoso il suo “Regno di Dio sulla terra”. Quel 31 ottobre di quasi 500 anni fa, divenne una data fondamentale nella storia del cristianesimo e un anonimo frate fece divampare una miccia che iniziò a scuotere le coscienze prima in Germania e poi nell’intera Europa e nel mondo, iniziando quel movimento conosciuto sotto il nome di Riforma Protestante di cui, come evangelici, siamo i diretti discendenti. Lutero partì con lo scopo di condannare lo scandalo delle indulgenze, ma poi i suoi studi biblici lo condussero a mettere in discussione l’esistenza delle gerarchie ecclesiastiche e dei sacramenti della Chiesa Cattolica. Lutero in Germania, Zwingli (1484-1531) a Zurigo, Calvino a Ginevra (1509-1564)e Knox in Scozia (1505/13- 1572) furono gli uomini di cui Dio si servì per cambiare radicalmente il cristianesimo di allora che si era completamente svuotato e allontanato dalla fede e dalla pratica autentica delle origini. Questi uomini, i Riformatori, ci hanno lasciato una grande eredità espressa oltre che nei loro scritti, nei principi che ne hanno animato e caratterizzato il pensiero e che sono conosciuti come i 5 Pilastri o i 5 Sola della Riforma: Sola Scrittura, Sola Grazia, Sola Fede, Solo Cristo e Solo a Dio la gloria. Con questo e i prossimi messaggi voglio riprendere e riflettere su questi principi che caratterizzano la fede di ognuno che possa definirsi un cristiano, perché costituiscono il cuore del messaggio Biblico.
La differenza tra una foto sfocata e una a fuoco sta principalmente nel numero dei dettagli che è possibile identificare. In una foto sfocata i dettagli possono solo essere immaginati o, comunque, se ne possono identificare veramente pochi. In una foto fatta bene, invece, i dettagli si vedono tutti anzi, confrontando due foto identiche con una messa a fuoco diversa, si potrebbe rimanere meravigliati di quanti dettagli non si immaginava potessero esistere.
L’adorazione ha molti nemici. Uno di essi è la tradizione. “Da quando è nata, nella nostra chiesa abbiamo sempre adorato in questo modo, perché è così che ci hanno insegnato quelli che ci hanno preceduto perciò questo è il modo giusto di farlo”. La tradizione impone espressioni e comportamenti prestabiliti, essa incatena l’adorazione perché le toglie spontaneità e sincerità che sono le sue caratteristiche principali.
Il legalismo è un altro nemico dell’adorazione. “Se vuoi avere grandi benedizioni devi adorare Dio, sempre e per qualsiasi cosa. Se non lo fai prima o poi aspettati delle gravi conseguenze nella tua vita”. E’ vero, l’adorazione porta benedizione nella vita ma io non devo adorare Dio per ricevere un premio. Il legalismo pone l’adorazione in termini di merito, “io offro qualcosa a Dio per ottenere in cambio qualcosa da lui” e il risultato è ancora una volta falsa adorazione, perché si tratta di un’adorazione imposta e mai spontanea.
Un terzo nemico è Satana, che conosce così bene i nostri punti deboli e sa quanto è difficile adorare Dio per tutte le cose. Il suo obiettivo è convincerci che Dio non c’entra nulla con i problemi e le prove della vita e che perciò non vale la pena adorarlo per tutte le cose, è una fatica troppo grande e non ha nessun senso.
Potremmo pensare che la tradizione e il legalismo (che rappresentano un’influenza esterna) e Satana siano i soli nemici della vera adorazione, ma ce n’è uno del quale facciamo fatica a parlare perché è perfido, crudele e nascosto. Possiamo sintetizzarlo con una sola parola, adottata anche dall’apostolo Paolo:
Una domenica, un anziano signore del gruppo di lode fece un’uscita eccezionale: per la prima volta era riuscito ad uscire dal palco dietro la ringhiera senza che nessuno lo vedesse. Ma nel tornare indietro si rese conto che per raggiungere il suo posto avrebbe dovuto camminare chinato con le mani e le ginocchia per terra, tenendo il suo pacchetto di noccioline tra i denti. Arrivato a metà strada si accorse che tutta la chiesa stava ridendo: purtroppo stava rietrando dalla parte sbagliata della ringhiera!
La storia è buffa ma più ci si pensa più diventa tragica. E’ una triste descrizione del concetto che molti credenti oggi hanno dell’adorazione: si può cantare meravigliosamente al Dio onnipotente, seduto sul trono celeste, circondato dagli angeli e da una maestà e una gloria incredibili e poi, un attimo dopo, consumare un pacchetto di noccioline nascosti dietro una ringhiera per non farsi vedere, mentre la riunione va avanti.
In molte chiese la comunione è calda e l’insegnamento biblico è fedele ma ogni settimana le persone entrano ed escono dalla sala di culto senza avere veramente sperimentato il senso della presenza di Dio. E’ facile cadere nella trappola del sentimentalismo e delle emozioni senza aver “incontrato Dio” durante la nostra adorazione. Ma
L’ adorazione deve essere una risposta davanti a Dio.
Questo è uno degli insegnamenti principali del cap. 6 di 2 Samuele. Finalmente cominciamo a vedere COSA SIGNIFICA ADORARE.
Leggi il testo: 2Sam. 6.1-23.