Filemone

“Un autentico piccolo capolavoro dell’arte epistolare”.
− Ernest Renan
“Siamo tutti Onesimi del Signore”.
− Martin Lutero

Introduzione 

Ha completamente torto chi ritiene superflua questa breve lettera di Paolo, soprattutto perché essa è universalmente riconosciuta come un’autentica lettera personale scaturita direttamente dal cuore dell’apostolo. È una piccola gemma, spesso paragonata a un’altra lettera, “laica”, sullo stesso argomento (uno schiavo in fuga) scritta dall’autore latino Plinio il Giovane a un amico. Se si esclude il parametro dell’eleganza retorica, la lettera di Paolo vince il confronto. Questa breve missiva mostra la cortesia, il tatto (con un pizzico di umorismo) e il cuore ricolmo d’amore di Paolo. Benché non vi si spieghi direttamente alcuna dottrina, essa esemplifica alla perfezione l’insegnamento dell’“imputazione”, contenuto nell’ordine di Paolo di addebitare all’apostolo i torti o i debiti dello schiavo fuggiasco. Così come le colpe di Onesimo furono addebitate sul conto di Paolo e la solvibilità dell’apostolo fu applicata all’inerme Onesimo, allo stesso modo i peccati del credente sono imputati, o addebitati, sul conto del Signore e i suoi meriti salvifici registrati sul suo libro mastro. Non c’è da stupirsi di queste parole del grande riformatore Martin Lutero:

Qui vediamo come Paolo si prodiga per il povero Onesimo perorandone la causa presso il suo padrone con tutti i propri mezzi, presentandosi egli stesso al posto di Onesimo, in riparazione del torto arrecato da questi a Filemone. Ciò che Cristo ha fatto per noi presso Dio Padre, Paolo lo fa per Onesimo presso Filemone. A mio parere, siamo tutti Onesimi del Signore.(1)

II. Autore

La paternità paolina della Lettera a Filemone è pressoché universalmente riconosciuta, a eccezione, forse, dei critici più scettici. Lo stesso Renan, infatti, era talmente certo riguardo alla sua autenticità da arrivare quasi a dubitare del proprio rifiuto dell’autenticità della Lettera ai Colossesi, con la quale essa è strettamente collegata. Data la brevità e il carattere personale della lettera a Filemone, non sorprende che essa sia poco citata. Prova estrinseca Riferimenti alla Lettera a Filemone si ritrovano negli scritti di Ignazio, Tertulliano e Origene. Eusebio ebbe a definirla homologoumena, ossia “universalmente accettata” dai cristiani. Essa fu inclusa nel “canone” marcionita e altresì riconosciuta dal Canone Muratoriano. Prova intrinseca Perfino in questa breve lettera Paolo si presenta con il proprio nome per ben tre volte (vv. 1, 9, 19). I vv. 2, 23-24 sono strettamente legati a Cl 4:10-17. In tal modo le due lettere si autenticano a vicenda: la prova intrinseca coincide con quella estrinseca.

III. Data

La breve missiva fu inviata contestualmente alla Lettera ai Colossesi (nel 60 d.C. ca) o pressappoco trent’anni dopo l’ascensione del Signore.

IV. Contesto e tema

È necessario ricostruire la storia che si cela dietro a questo scritto a partire dai contenuti della lettera stessa e della Lettera ai Colossesi. Sembra che Filemone risiedesse a Colosse (cfr. Cl 4:17 e Fi 2) e si fosse convertito tramite l’apostolo Paolo (v. 19). Uno dei suoi schiavi, Onesimo, era fuggito (vv. 15-16), forse dopo essersi indebitamente appropriato di alcuni beni del suo padrone (v. 18). Il fuggitivo giunse a Roma nel periodo in cui Paolo vi era imprigionato (v. 9). Non sappiamo con certezza se, all’epoca, l’apostolo fosse detenuto in una cella o se soggiornasse nella casa che aveva affittato (vd. At 28:30). In seguito a una curiosa serie di circostanze, Onesimo incontrò Paolo nell’affollata metropoli e fu condotto a Dio tramite il suo ministero (v. 10). Nei giorni che seguirono si instaurò un reciproco vincolo affettivo (v. 12) e Onesimo si dimostrò un valido aiuto per l’apostolo (v. 13). Eppure entrambi concordarono sulla necessità che Onesimo ritornasse da Filemone e rimediasse agli errori del passato. A questo punto Paolo scrisse a Filemone, intercedendo per Onesimo e adducendo delle valide ragioni riguardo alla necessità di reintegrarlo nelle grazie del suo padrone (v. 17). Nello stesso periodo Paolo scrisse la Lettera ai Colossesi e affidò a Tichico l’incarico di consegnarla, mandando Onesimo a Colosse con lui (vd. Cl 4:7-9). Questa è la più personale tra le lettere di Paolo. Egli scrisse privatamente anche ai suoi due collaboratori Timoteo e Tito ma, in quei casi, le missive non avevano carattere confidenziale, giacché trattavano argomenti inerenti alle comunità cristiane.